Valore al mondo definito
dall’essere umano.

Da parte le categorie, questioni di critica e funzionalità che qui non pertengono. Questa è una cosa viva.

Voce al bisogno di una pratica — unica, sola, continua, e inclusiva — che possa unire decentralizzando, farci accettare la nostra intelligenza collettiva, espansa oltre la struttura centralizzata di forme di vita con un corpo, un metabolismo, un cervello. Voce ad una forma che possa guidare, non costringere. 

Luce sull’oggettivo come qualcosa da produrre, non da svelare. Spazio al dato valore delle cose, delle scelte, e dell’esecuzione. Viva chi presta la dovuta attenzione alle dinamiche sotto-pelle e completa i dati. Chi combatte il cancro del relativismo. Viva la fertilità dell’autonomia, dell’ erezione-da-sè, del controllo positivo e espansivo.

Voce all’essere umano distruttore perchè realizzatore, realizzatore perchè distruttore, rappresentante del progresso, della rovina e della rinascita come parti discrete e non necessariamente sequenziali di un continuo reale ed emotivo. 
Quest’ultimo è ciò che ci interessa.

Valuing the world defined

by mankind.

 

Placing categories aside — functional, criticism-oriented tools that don't concern us here. This is a living thing.

 

Voicing the need for a practice: a one, sole, continuous, and inclusive practice, capable of uniting by decentralising; of making us seize our collective intelligence, extended beyond the centralised structure of life forms with a single body, a single metabolism, a single brain. Voicing a form capable of guiding without restricting.

Focus on objectivity as something to be produced, not unveiled. Space to the datum value of existences, of choices, and of execution. Long live those who pay rightful attention to under-skin dynamics, and make data complete. Those who oppose relativism as a curse. Long live the fertility of autonomy, of self-erection, of a positive and propelling control.

 

Voicing the human being, destroyer as realiser, realiser as destroyer, representative of progress, ruin and rebirth as discreet, potentially un-sequential moments of a real, emotional continuum.

 This latter is what we are concerned with.

0

Spelling out a new practice. 'New' as far as one, sole, continuous and inclusive. Other than the mass: not for standing out, but for standing right at its back. Removed from the mass: not for overtaking it, but for taking it from behind. It is the soil, not the avant-garde. It is the first, not the last. It dwells under-skin. Voice this substrate: the result is a silent, non-restrictive moral formula. A quiet call. 

 

Any given manipulation, alteration, invention or name capable of grounding and producing more (guaranteeing the action is not due to chance) originates in a conception of the world according to that specific action or name.
When free and autonomous, this conceptional principle is artistic. 

 

Value your freedom and autonomy: right there, artistic means present, common. 

1

Art practice is a defining and making-real practice.

 

Your practice really is and breathes in the extent that it defines reality — interpersonally, personally, and culturally; physically, conceptually, emotionally, configurationally, economically, politically, and socially. Don’t depict the real — make it what it is.

No dependency, no mimesis.

2

Realizza.

4

Un’ opera è mera documentazione di un organico altrui e diversificato.

2

Realise.

3

Works represent real cells of an organisme living beyond the piece itself.

4

A piece is mere documentation of its organisme, something otherly and diverse. 

5

L’interazione tra definizioni si configura secondo il livello di completezza, ovvero inclusività, delle singole. La capacità di una definizione di concepire tutti i propri ‘effetti’ e ‘conseguenze’ rappresenta, implica l’altro. 

5

A number of definitions interact with each other according to the their degrees of completeness, or inclusiveness. A definition’s ability to conceive all its ‘effects’ and ‘consequences’ represents, implies the other.

3

Ogni rappresentazione è una cellula reale di un'organico che vive oltre la rappresentazione stessa.

1

La pratica artistica è pratica definente e di resa reale. 

 

L'entità della tua pratica artistica è nel suo definire della realtà — interpersonale, personale, e culturale; fisica, concettuale, emozionale, configurazionale, economica, politica, e sociale. Non mostrarmi cosa sono le cose, ma rendile ciò che sono. 

2.2

Nel realizzare non esiste alcuna differenza rilevante tra pittura, scultura, architettura, poesia, film, musica, performance, teatro, letteratura, nuovi media e nuovi generi. Esistono differenze tra pittorx, scultorx, cineastx, letteratx, artistx, compositorx, etc etc.

3.3

La concezione è concepibile in vari modi: visuali, linguistici, concettuali; ma soprattutto intraducibili e inesprimibili. Si può presentare e svolgere solo ed unicamente nei momenti che si susseguono all’interno della sua stessa definizione — ovvero, le sue rappresentazioni. In altre parole, nient'altro che le sue rappresentazioni possono definirla.
Questo implica una sorta di circuito: da una parte, le rappresentazioni stesse possono essere apprezzate come tali (come reali) solo in relazione alla concezione che identificano. Dall’altra, questa sequenza di stati valutabili (i.e. che acquistano valore) su sua base è l’unica ‘cosa’ che identifica esaustivamente la concezione.
Questo sistema sovrano, il mondo così definito, è l’organico. 

2.1

Realizzare include tutti i suoi significati. Significati di etc etc.

La realizzazione inizia con la concezione e si riscontra nelle sue rappresentazioni. Una rappresentazione è una definizione documentabile del tuo mondo. Rappresentare equivale a liberare autonomamente la concezione nella sua specificità — dargli forma, creargli una corrispondente realizzata e esperibile.

3.1

È nella sua relazione con la concezione, ovvero nel definirla e dimostrarla, che la rappresentazione è reale. Una rappresentazione è reale solo in quanto definizione di un mondo, evadendo così la condizione di opera-documento.

3.2

Per carpire questa dimensione reale, lo ‘spettatore’ deve pensare come ed essere co-creatore.

4.1

Ogni rappresentazione è una cellula reale di qualcosa di organico, di vivo — ma se isolata, rimane osservabile solo come documentazione, o impressione. Diventa un 'opera': qualcosa di rumoroso, di instabile, e biforcante (non in senso necessariamente negativo).
L’organico in sé è vivibile, ma non osservabile: per un principio di indeterminazione, ne sono osservabili solo dei ‘documenti’, come fossero momenti discreti di un continuo. Ciò che comunemente chiamiamo ‘arte’ sono solo tracce. 

4.2

Vi sono opere che riescono a diminuire la distanza tra organismo e opera. 

0

Questa è l’enunciazione di una pratica nuova, perché unica, sola, continua, inclusiva.

E’ altra dalla massa, non perchè si eleva da essa, ma perchè le sta alle spalle. Si distingue non perchè la supera, ma perchè la incula. E’ il suolo, non l’avanguardia. È la prima, non l’ultima. Vive sotto la pelle delle cose.
Voce a questo substrato: ne deriva una formula morale silenziosa, non restrittiva. Una chiamata.

All’origine di qualsiasi manipolazione, alterazione, invenzione, o nomina che ne giustifichi altre (garanzia che non sia un’azione casuale), vi è una concezione del mondo secondo quella azione o nomina. In libertà e autonomia, questo principio concezionale è artistico.

Apprezza la tua libertà e autonomia di essere umano — lì, artistico è principio comune e presente.

2.2

Within realisation there exists no relevant difference between sculpture, architecture, painting, poetry, film, music, performance, theatre, literature, new media and new genres. Differences exist between painters, sculptors, filmmakers, writers, artists, composers, etc etc.

2.1

Realising bears all its senses. Senses of making real, of surfacing, directionality, figurativeness, finiteness, attainment.

Realising begins with conceiving and arises in representations. A representation is a documentable definition of your world. To represent means to autonomously set free what is conceived in its specificity— give it form, create its corresponding, concretely realised experience.

3.3

What is conceived can be conceived in a multitude of ways: visually, linguistically, conceptually, emotionally; but it is most commonly untranslatable and inexpressible. It can be presented and developed exclusively in the moments sequenced within its own definition — that is, its representations. In other words, nothing else than its
representations can define it.

A circuit is thus created: on one hand, representations can be appreciated as such (as real) only in relation to the conception they define. On the other, such sequence of states that are valuable (i.e. that acquire value) on its basis is the only 'thing' that can exhaustively identify what is conceived.
This sovereign system, the world thus defined, is the organisme.

3.1

It is in its relation to what is conceived — in defining and showing it — that a work is real. A work is real only as definition of a world, evading as such the document-ary dimension.

3.2

The 'spectator' must think as and be co-creator to seize this real dimension.

4.1

Works represent real cells of something organic, alive — however when isolated, they are observable only as documentation, or impressions. They become 'pieces': noisy,
unstable objects, and forking .
(not in a bad way necessarily).
The organisme itself can be lived, yet not observed: due to a kind of uncertainty principle, only its 'documents' can be observed — discreet moments of the continuum. What we commonly call 'art' are just traces.

4.2

There are works that manage to tighten the gap between piece and organism. 

 
 
 

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